Il presidente Achini dà voce a una realtà che è da tanto sotto gli occhi di tutti e forse per questo si rischia di dimenticarla...

"Un grido d’allarme dalle società sportive di base

La favola la conosciamo tutti: «A forza di gridare al lupo al lupo, quando il lupo arriva davvero non ci crede nessuno». Il rischio esiste. Più volte negli ultimi anni (forse decenni) è suonato l’allarme per le società sportive di base: «Non ce la fanno più.

Sommerse dalla burocrazia. Non trovano i soldi per andare avanti. Si rischia di perdere un patrimonio immenso per l’educazione dei ragazzi e per il bene comune della nostra società». Queste ed altre sono frasi già sentite. Il problema è che tutto è drammaticamente vero! Ricordate quello che è successo a Schumacher?

Un banale incidente ha tragicamente cambiato la vita all’ex campione di Formula 1, riducendolo a 44 kg di peso e ad una lunga e complicata convalescenza. Tanta attenzione all’inizio da parte dei media, e poi tanta dimenticanza. Capita così anche per le società sportive. Ogni tanto si accende qualche segnale di attenzione, ma poi vengono lasciate nel reparto di “terapia intensiva” nel totale disinteresse generale. Il bello è che nonostante le tante difficoltà queste piccole realtà di parrocchia, quartiere, periferia... continuano a produrre quotidianamente “sport di qualità”. In queste società sportive di base abita gente talmente forte da tirare avanti nonostante tutto. Abita gente talmente innamorata del bene dei ragazzi e dello sport da non farsi fermare da niente e da nessuno. La preoccupante verità, purtroppo, è che siamo davvero vicini al collasso. L’ultima “moda” nell’universo delle società sportive è quella di fondersi. Due gruppi sportivi ne fanno uno solo, spesso non perché mancano i ragazzi, ma perché le difficoltà da affrontare sono tante e questa soluzione aiuta a tirare avanti.

Se le società sportive sono in agonia il Paese dimezza la sua potenzialità educativa, lo sport poggia le sue fondamenta sulla sabbia, l’Oratorio finisce per non avere una marcia in più. Ecco perché occorre fare qualcosa. E farlo subito. Non è facile individuare da dove cominciare. A difendere il “diritto alla vita” delle società sportive di base in questi decenni hanno provato molte volte in tanti. I risultati sono stati relativamente scarsi. Di certo, però, non si può stare fermi a guardare. Dare voce a queste realtà e far sentire il loro Sos è solo l’inizio ma è qualcosa di estremamente importante. Per questo il Csi ha deliberato, la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione sui problemi delle società sportive.

Vogliamo realizzarla entro dicembre e metterci tanto impegno ed entusiasmo, portando il tema dell’'"emergenza delle società sportive di base” sull’agenda delle principali istituzioni del Paese. Per farlo bisogna farsi sentire. Non è facile perché a volte il bene non fa rumore. Occorre, però, fare un’ultima precisazione. Noi parliamo davvero di “agenzie educative”, di piccole realtà che si basano sul volontariato di “centri di umanità che si basano sullo sport”.

Siamo consapevoli che dietro la sigla “società sportive di base” si nascondono a volte realtà poco rispondenti con queste caratteristiche o che addirittura tendono al profitto.

Chiamiamole per favore in un altro modo. Non è possibile ancora che in questo Paese per colpa di pochi ci vadano sempre di mezzo tutti.

Fonte: Il Punto di Massimo Achini, pubblicato sul quotidiano Avvenire di giovedì 15 ottobre 2015

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